Rifugio Gran Pace

scritto da M0ntilna

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29 Marzo 2021

Il Rifugio Gran pace

E’ arrivata la pace, la casermetta cambia nome. Primi anni del dopoguerra: 1945. Fortunosamente la costruzione sfugge alla campagna di disarmo della frontiera, a cura dell’esercito francese, e mano d’opera italiana. E solo da allora iniziò a funzionare come Rifugio-bar privato aperto estate e inverno al pubblico.

Data la sua posizione, nei primi tempi dopo il ’45 divento un po’ come un posto di tappa per fuggiaschi diretti in Francia per motivi politici (fascisti per lo più). Lo scoprii durante una gita invernale da Clavière. Entrato a bere qualcosa mi resi conto che al bancone si trovava un mio ex-compagno di banco del ginnasio, il quale finse di non avermi mai visto prima. Lo ricambiai, anche se sospettavo che potesse aver fatto parte di  uno di quei reparti che alcuni mesi prima, 8 dicembre 1944, mi avevano catturato e internato nel campo di concentramento-smistamento con destinazione lager tedeschi (da  cui per un fortunoso scambio di prigionieri riuscii a scampare). Era comunque evidente che aveva buoni motivi per non farsi riconoscere..…non era il primo caso che mi capitava in quei mesi.

Anni ’50

Smaltiti i postumi della guerra civile il GRAN PACE gestito da Lillo Colli, un personaggio locale, guida alpina, maestro di sci, costruttore di chalets e scultore in legno, conobbe diverse stagioni di popolarità e  relativa  prosperità. Colli aveva avuto esperienza di gestore al Rifugio Quintino Sella al Monviso durante la seconda guerra mondiale.

Per gli ospiti si organizzavano gite nella zona, e d’estate una barca (!) era a disposizione nel vicino laghetto Granet, dove si poteva fare vita di spiaggia. L’attuale stato di secca cronica del laghetto non era immaginabile in quegli anni. Probabilmente oltre alle scarse precipitazioni, qualcosa dev’esse successo all’impermeabilità naturale del fondo. Qualche anno dopo, fine anni ’60, Colli fu vittima dei postumi di una banale caduta durante la discesa dal Monviso.

Negli anni seguenti si alternarono Associazioni e privati con aperture e ristrutturazioni. Dopo la costruzione dell’albergo rifugio La Montanina l’attività del Gran Pace non era facilmente sostenibile.

Il sopracitato Lillo Colli, che era anche un forte fondista, in cordata con F. Consonni e con terzo uomo, Francesco Galli, partecipò negli anni ’30 alla prima edizione del “mitico” Trofeo Mezzalama, gara di scialpinismo sui ghiacciai del Monte Rosa, dal Breuil a  Gressoney.

Francesco Galli fu mio ottimo amico e vicino di casa a Sagnalonga. La conoscenza con Lillo Colli e l’amicizia con Galli spinse chi scrive a partecipare alla seconda edizione del dopoguerra, 1973, del Trofeo Internazionale Mezzalama col terzetto dello SKI CLUB Torino.

Nino Raffaele Capetti

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